L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM – Antitrust), a seguito della denuncia di un whistleblower (colui che denuncia o segnala, pubblicamente o segretamente, attività illecite o fraudolente), ha avviato un procedimento nei confronti di alcuni operatori petroliferi per l’accertamento dell’intesa restrittiva della concorrenza, ossia di un accordo tra operatori per la fissazione dello stesso prezzo di un prodotto o servizio erogato, nel caso specifico nella vendita del carburante per autotrazione relativamente alla componente “bio”.
La denuncia è anonima, lo precisa l’Antitrust, ed è comprensibile: rischierebbe la sua incolumità se fosse noto. Mi piacerebbe conoscerlo solo per abbracciarlo!
Questo accordo, comunemente chiamato “Cartello” è tassativamente vietato dall’art. 2 della legge per la tutela della concorrenza e del mercato.
E qui sta il punto cruciale: secondo lo stesso provvedimento AGCM, le parti coinvolte nel cartello rappresentano oltre il 90% del mercato italiano del carburante.
Quando i principali operatori, che dominano la quasi totalità del mercato, si mettono d’accordo per coordinare i prezzi, di fatto, annullano la concorrenza e impongono una volontà unica al consumatore. L’effetto è quello di un monopolio di fatto, gestito non dallo Stato per utilità sociale, ma da un ristretto gruppo di aziende per massimizzare il profitto.
La tutela della concorrenza e del mercato è fondamentale. La sua violazione danneggia il sistema industriale perchè impedisce ai produttori di proporre ai consumatori prezzi competitivi e ai consumatori di scegliere acquisti di beni e servizi in rapporto ad una soggettiva valutazione del rapporto qualità e prezzo.
La concorrenza si distingue in due tipi, quella “per il mercato”, la prima, che consente alle imprese di competere, senza subire egemonie o posizioni dominanti, di cui i cartelli, sovente, ne sono l’origine, garantendo quella “nel mercato”, che consente ai consumatori o utenti la scelta diventando gli unici reali regolatori del mercato.
La concorrenza ed il mercato, al contrario delle teorie di certe sinistre politiche, se ben regolate e controllate per impedire posizioni dominanti, come costantemente fa l’Antitrust, e, di questo, dobbiamo esserle grati, sono una della forme e modalità di tutela dei cittadini che a me piace collocare tra i compiti della Repubblica, ossia quello di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini“, stabiliti dall’art. 3 della nostra grande Costituzione che dobbiamo impegnarci a conoscere meglio e ad impedire che volontà velleitarie per il potere la modifichino.
È sempre la Costituzione, con l’articolo 41, ad affermare la libera iniziativa privata impedendole, però, di essere in contrasto con l’utilità sociale e ostacolo alla crescita economica e sociale del Paese e dei cittadini, il popolo, e ad introdurre il principio della regolazione, tra i quali collocare anche la concorrenza ed il mercato.
Non è un caso che AGIP ed ENI siano nate come Enti Pubblici Economici e rimasti tali sino agli anni ’90 del secolo scorso quando l’economia finanziaria, plagiando la politica, se ne è appropriata. È la stessa ragione, quella motivata dall’art. 43 della Costituzione per la nazionalizzazione dell’energia elettrica.
In attività dove si realizzano entrambe, sia la concorrenza per il mercato che quella nel mercato, i principi ed i diritti fondamentali si realizzano ma, se la concorrenza è solo quella per il mercato ed i consumatori, o utenti, non sono parte della regolazione e condizionamento sia della qualità che dei prezzi, il sistema non funziona più e la situazione sociale, oltre a quella economica, degenera.
Quello che è successo dagli ’90 del secolo scorso ad oggi con le autostrade che diventano strumenti di speculazione finanziaria ed i ponti crollano, con gas ed energia che dalla metà del 2021, in pochi mesi decuplicano il loro costo per l’utente senza alcuna ragione reale se non quella speculativa finanziaria provocando un’inflazione 10 volte superiore alla media dei sette anni procedenti, con il servizio idrico che, grazie al P.N.R.R., finanzia gli ingenti investimenti necessari riducendo il costo relativo dei gestori che dovrebbe ridurre anche le tariffe che, invece, aumentano perchè l’utente, secondo una strana teoria, deve farsi carico del rimborso del contributo anche se non viene rimborsato essendo a fondo perduto.
Sono tutti costi inesistenti che, però gravano sulle famiglie sia perchè ne devono sostenere il costo diretto sia perchè, ovviamente, questi rincari dei servizi si trasferiscono anche sui beni e servizi acquistati dalle famiglie e allora il carrello della spesa costa di più.
A questo disastro si aggiunge anche l’aumento del tasso di riferimento della B.C.E. che ha aumentato le rate dei mutui creando ulteriore disagio alle famiglie. Il tasso è aumentato per contrastare l’inflazione che, però, non essendo dovuto all’aumento della domanda, ma all’aumento abnorme dei servizi energetici, una sorta di agflazione, avrebbe dovuto essere affrontata in modo diverso. Il provvedimento della BCE ha solo aumentato i profitti della banche.
L’ultima perla, momentaneamente ultima, perchè presto se ne aggiungerà qualche altra, è questo provvedimento sanzionatorio che si aggiunge ai quasi giornalieri provvedimenti che sanzionano la pubblicità ingannevole o altre irregolarità anche di società a controllo pubblico.
La creazione di “Cartelli”, con il solo scopo di aumentare i profitti ed i dividendi degli azionisti è una grave violazione di tutti i principi costituzionali ma anche causa di squilibri socio economici nel Paese.
Le sanzioni, che pagheranno le società e non i responsabili non sono sufficienti, queste violazioni dovrebbero rientrare tra i reati penali perchè personali, volontari e contro la collettività.
ENI, con la sanzione maggiore, è una società a controllo pubblico dove il Consiglio di Amministrazione è di nomina politica, mi aspetterei una revoca immediata ed una azione di responsabilità. Invece, i politici preferiscono arrestare gli studenti che manifestano, ma non coloro che per profitto danneggiano l’intero Paese.
Purtroppo non succederà nulla ma la colpa non è dei politici, è nostra. Se continueremo a rimanere zitti senza la consapevolezza degli abusi e danno che stiamo subendo, non cambierà nulla anzi peggiorerà.
L’antitrust, che ringrazio, non può fare più di quello che ha fatto Se la politica è assente tocca a noi intervenire. Lo strumento c’è, si chiama democrazia che significa partecipazione e presenza nel pieno rispetto dei principi costituzionali senza limitarsi alla delega, cioè il voto. Serve solo informazione e consapevolezza libera dai vincoli dell’appartenenza.
Credo in una definizione di uno dei maggiori filosofi moderni, Immanuel Kant, che spesso richiamo ma, questa volta, è una considerazione ancora più importante sulla quale riflettere.
il comunicato stampa dell’Antitrust
